La prossemica e la comunicazione non verbale

di Administrator

Vi è mai capitato di conoscere una persona del nord Europa, in Italia da qualche giorno, e sentirvi dire che gli Italiani sono persone  aperte e molto disposte ai rapporti interpersonali?

Oppure vi è capitato, al contrario, di sentire un vostro conoscente che è stato nel nord Europa per un certo periodo di tempo, affermare che le persone del luogo in cui si trovava sono fredde e poco aperte alle conoscenze?

Bene, qualunque sia il caso, il motivo del giudizio che avete sentito  ha a che fare direttamente con la prossemica, che è quella branca della psicologia che studia la disposizione che i soggetti assumono nello spazio a seconda delle situazioni in cui si trovano e di come questa influisca su altri aspetti di possibili interazioni.

Per questo motivo la prossemica ha molto a che fare con la comunicazione non verbale. La prossemica studia infatti le posizioni dei corpi dei soggetti nello spazio, ed e proprio il corpo il soggetto fondamentale della comunicazione non verbale.

Tornando alle domande precedenti, il motivo per cui la prossemica ha a che fare con il giudizio che avete sentito, è che sia la persona del Nord Europa, sia il vostro conoscente, hanno utilizzato, seppure inconsciamente, anche degli elementi prossemici per poterlo dare.

Una delle caratteristiche delle culture dei popoli nordici, è infatti quella di mantenere delle distanze personali maggiori, rispetto ai popoli mediterranei o ispanici. Generalizzando, un appartenente ad una cultura nordica, ad esempio, se andrà a sedersi su una panchina già occupata da qualcuno, tenderà a stare il più possibile all’estremo più lontano dal soggetto che la occupa. Un appartenente ad una cultura mediterranea, non si siederà certo vicino, dato che in ogni cultuta esistono distanze minime normalmente mantenute a seconda dei casi, ma robabilmente si siederà un po’ meno lontano.

Quello che succede nell’esempio è quindi che quando un appartenente ad un popolo nordico arriva in Italia e interagisce con gli italiani, tende ad interpretare le distanze minime generalmente minori mantenute dai suoi interlocutori in diverse situazioni, come un segnale di buona disponibilità ai rapporti interpersonali. Questo perché “legge” le distanze minori secondo i parametri della sua cultura, dove distanze del genere vengono in genere mantenute tra persone che già si conoscono e tra cui esiste quindi già un certo grado di intimità, o perlomeno di minore estraneità.

Lo stesso succede per l’italiano che passa un po’ di tempo in una nazione nordica. Finirà infatti per interpretare le distanze maggiori tenute in genere dai suoi interlocutori come segnale di freddezza e indifferenza. Distanze del genere nella nostra cultura, sono  infatti tenute da persone tra cui intercorre una maggiore estraneità.

Tutto questo non significa certo che gli unici elementi su cui i giudizi dei due protagonisti dell’esempio si basano, sono di tipo prossemico. Diversi altri elementi della cultura “straniera” pesano anch’essi sui giudizi dati.

L’esempio dato serve solo per mostrare come un elemento essenziale del linguaggio non verbale sia la posizione del corpo nello spazio rispetto agli altri interlocutori, così come rispetto ad eventuali oggetti significativi presenti nello spazio di interazione.

Saper leggere questi diversi elementi e saperli interpretare anche secondo la cultura che gli esprime è una delle abilità che chi vuole padroneggiare la conoscenza del linguaggio non verbale deve apprendere ed esercitare consapevolmente. Per questo in futuri articoli ritorneremo sulla prossemica e su altri argomenti correlati.



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